Caravaccio

Perché intervenire quando non c’era bisogno? Era solo per dire, niente di più, non si volevano aprire discussioni infinite. Il mal di testa ritorna quando non si è capiti, questo bastardo non vede l’ora di attaccarsi al cervello come l’arto molle di un polpo. E poi perché gridare? Certo, se si devono dare lezioni di vita ai più grandi, che con la loro esperienza sanno guardare alla vita come si deve…

Perché certo, non è che ha molto senso dire che, Ci vanno i ricchi nei ristoranti di Caravaccio, pagano di più perché vogliono pagare di più, e non importa che i piatti siano un quarto di quelli che si mangiano normalmente. Così ha detto la nipote mentre il suo volto si arrossiva e la voce le tremava in gola, mentre gli altri si erano azzittiti e solo zio Cesare, che stava in testa al tavolo, cercava di riappacificare gli animi, Non vi scaldate troppo, ragazze, diceva lui alzando una mano in aria come un prete che benedice, qui fa già abbastanza caldo.

Ma questa nipote si era scagliata contro la zia, Fammi finire il ragionamento, Ma lo so, rispondeva lei, cosa vuoi dire, Non lo puoi sapere se non mi lasci finire!

Mentre la zia cercava nel telefono il menu del ristorante di Caravaccio per far vedere alla nipote che i prezzi erano altissimi per, citiamo fedelmente, Due schifezze che se me le faccio io in casa costa di meno e almeno mi saziano, la nipote continuava a spiegare che, in verità, nel ristorante dell’ormai noto Caravaccio ci va chi ama l’arte, non il contadino, Quale contadino, urlò la zia lanciando il telefono sul tavolo e rompendogli lo schermo. Non osservò però subito la malasorte del suo dispositivo, in quanto ora si era veramente scandalizzata, Quale contadino, disse, io non ci vado perché è esagerato come prezzo e basta, non perché non so apprezzare il buon cibo, perché devo andarci se Caravaggio non c’è nemmeno in cucina, Attenta, zia, è Ca-ra-vac-cio, se fosse Caravaggio si tratterebbe di arte, come dicevo io prima, Ho detto Caravaccio, non ho bisogno di essere corretta, Hai detto Caravaggio, obiettò la madre della nipote, Eh, sì, mi è proprio sembrato che… stava per aggiungere zio Cesare, Non è questo il punto, gridò la zia!

E quale, se no, aggiunse il padre della nipote, I prezzi sono alti perché è un tipo di cucina che viene fatto da professionisti, perché è bello, disse la nipote, No, disse la figlia della zia, cugina della nipote, è perché va in televisione e la gente paga per vederlo, Ma come per vederlo, replicò la nipote, tu credi che se il ristorante ha il suo nome lui è sempre dentro, guarda che ne ha una catena intera, se dovesse cucinare in tutti i suoi ristoranti quando andrebbe in televisione? Ma no, non dico questo, disse la zia, dico che non è giustificabile il prezzo alto se lui non c’è mai. Ma scusami, disse la nipote, tu ci vai perché ci deve essere lui, No, ci vado perché voglio mangiare cose fatte da lui, Ma ci saranno altri impiegati a cui lui ha insegnato a fare le sue ricette, tu ci vai perché vuoi provare le sue ricette, nello stesso modo in cui tua figlia, che vorrebbe fare la parrucchiera, va almeno una volta nella vita a farsi tagliare i capelli dai più bravi della città o del paese, Allora è uno sfizio, disse sempre la zia.

A questo punto intervenì nella conversazione la madre della nipote, che disse, Ma scusami, facendo quasi far venire un infarto a qualsiasi lettrice ex maestra e/o docente delle scuole elementari e/o medie che, con tanta raccomandazione e per tanti anni, ha ripetuto centinaia e forse, affermano certe statistiche, migliaia di volte a tutte le future generazioni, Ficcatevelo bene in testa, ragazzi, non si usa mai “ma” ad inizio frase, Ma scusi, neanche nelle domande, No, Ma neanche quando… No! Non è uno sfizio, disse la madre della nipote, oppure lo è nella misura in cui ti compri i vestiti in base al marchio che hanno sopra, anche se costano il doppio o il triplo dei vestiti normali. Ma qui si tratta di qualità, disse la zia, E anche nel caso del cibo, disse la nipote. Le situazioni non sono paragonabili, intervenì la figlia della zia, e la zia riprese in mano il suo telefono.

All’inizio credette di avere un capello sullo schermo, quindi fece per rimuoverlo ma il capello non andava via. Al tatto, il capello sembrava una crepa, il che era vero, la crepa si estendeva tranquillamente seguendo una curva abbastanza regolare, quasi fosse disegnata da mani umane.

Ora la zia si era veramente arrabbiata. Si alzò in piedi gridando, Guardate cosa mi avete fatto fare, Chi è che te lo ha fatto fare, chiese la nipote, Tu stai zitta, disse la zia alzandosi dalla sedia. Allora si alzarono tutti insieme. Cesare disse, State calme, Hai spaccato il telefono, chiese il padre della nipote con certo sarcasmo, Che te ne frega, rispose la zia, educa tua figlia che se no le spacco un dente, Cosa fai tu, chiese la madre della nipote, ma nessuno rispose e si sentì solo il suono di uno schiaffo solitario solcando l’aria.

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