L’effetto della farfalla nello stomaco

Al che lei chiese, Da cosa l’hai capito?

I lineamenti di lui cominciarono a modificarsi in un sorriso, era un sorriso intelligente, quasi ironico, Da cosa l’ho capito, Sì, è quello che ti ho chiesto, Lo so, se lo ripeto è perché così faccio anche una pausa di riflessione. Sorrisero.

Insomma, lo si capiva da come mi guardavi, Come, Come se fossi interessata, A te, Beh, guardavi me, Certo, ma da quando, Da quando cosa, Da quando lo hai notato? Rispose lui, Insomma, da tre anni ormai, Tre anni, chiese lei con voce più intensa, Sì, tre anni e mezzo, Ti ci sono voluti tre anni e mezzo per parlarmi?! Lui si scosse nelle spalle. Disse, Potevi farlo anche tu, non è che il primo passo lo deve fare sempre il ragazzo, Ma io la mia parte pensavo di averla fatta, Quale parte, Quella in cui ti guardavo con insistenza, Quella non è una parte, disse lui, è un pedinare, Stai esagerando, pedinare è quando l’altro non se ne accorge, Vale anche quando fa finta di non accorgersi, No lo so.

Gli studenti erano usciti dalle lezioni prima delle dodici e ora andavano a mangiare dappertutto. L’università aveva messo a disposizione posti a sufficienza, centinaia di sanpietrini su cui sedersi fuori al sole, spazi interattivi intorno a qualsiasi muro d’edificio. Gli studenti colonizzavano le scale della biblioteca, si attaccavano ai muri come funghi cresciuti su tronchi d’alberi dopo la pioggia. Riflettevano sulle ultime questioni discusse ai corsi con una tale animosità da far piangere d’orgoglio qualsiasi docente. Centinaia di voci si ergevano nel cortile interiore, Io non ci ho capito niente, Io nemmeno, Dobbiamo raggiungere un altro palazzo in dieci minuti per la prossima lezione, Non so se ce la facciamo a mangiare, Al massimo mi mangio il pranzo mentre cammino e bevo l’acqua appena arrivata, Io devo anche andare in bagno, Allora partiamo in anticipo, se no troviamo la coda, Io sta cosa non la faccio più, Che cosa, Camminare mentre mangio, E perché, La settimana scorsa mi sono beccata la lingua con la forchetta mentre camminavo, sono inciampata in non so cosa, Hai pestato una merda, Sta’ zitta, che mangio, non farmi venire la nausea!

In questo clima di studentesca riflessione mangiavano anche loro, il Lui e la Lei della nostra storia, forse il lettore si era scordato ma è di loro che parlavamo, ora lui e lei mangiavano imbarazzati l’uno di fronte all’altra, lei faceva attenzione che il prosciutto crudo dei panini non le si incastrasse tra i denti ad ogni morso, creando il dispiacere di doverlo sgradevolmente allungare per spezzarlo, lui correva dietro ai piselli nella ciotola con una forchetta e non li raggiungeva mai, i piselli avevano deciso di organizzare una piccola ribellione, Non saremo mai mangiati, ne oggi ne mai, disse il pisello più grande e forzuto tra gli ultimi superstiti, ora mi immergo nel sugo e ogni volta che sento la forchetta addosso scivolo via come in piscina. Gli altri piselli fecero come lui e ora si dimenavano nella ciotola gridando, Libertà, uguaglianza, fraternità! Ma la forchetta trapassò uno di loro e lo uccise sul posto, placando l’entusiasmo generale. E perché ora? Chi pose la domanda era lui, il ragazzo, non lui il pisello, non andiamo troppo lontano a cercare sensi nascosti, mi raccomando, non si voleva fare una metafora del parco pasto di uno studente universitario, semplicemente è successo, i piselli fanno bene alla salute, il ragazzo li mangiava all’ora di pranzo quando comparve lei e gli si sedette davanti come se nulla fosse, e che doveva essere, ci chiediamo, si chiede il ragazzo, si chiede anche la ragazza, troppe domande imbarazzano, è un pasto condiviso tra studenti universitari, niente di male, si conoscono da molto tempo, a malapena si salutano ma ciò non toglie che si conoscano, e allora perché l’imbarazzo, quale imbarazzo, perché la conversazione con tono allusivo se non c’è motivo di alludere e neanche di illudersi, in fondo si sa, se c’è qualche tensione, è dovuta senz’altro a una certa affinità, ma mica sono tutte elettive come in Goethe!

Perché ora, ripete lei la domanda come un’affermazione, ma che cosa, non capisco! Allora lui, Chiedo perché solo ora ti sei seduta vicino a me e vuoi mangiare insieme a me, Ma che, credi che l’ho programmato, ho visto il posto e mi sono seduta, è una panchina pubblica, se non l’hai ancora osservato, ci si siede per mangiare, e volevo mangiare, Siete incredibili, voi donne, disse il ragazzo, per cui lei si allarmò, non le piacevano i discorsi maschilisti, In che senso, In tutti i sensi, rispose lui, Spiegati meglio, per favore, non vorrei mollarti un cazzotto senza una buona ragione. Al che lui si irritò, Mica mi puoi mollare cazzotti quando vuoi, e poi non mi sembra il caso, Lo so, stavo scherzando, sono un po’ arrabbiata oggi, ti chiedo scusa, Lo sei sempre, commentò lui sottovoce, ma lei non lo sentì, meno male.

Nel frattempo, e senza darlo a vedere, lei non si poteva spiegare la rigidità che provava ora nei suoi confronti. Era come se lo volesse incolpare di qualcosa, ma di cosa? Lui si era un po’ stancato, il cibo non gli andava più giù molto bene, così bevette l’acqua e ispirò profondamente. Poi spiegò, Dico solo che è incredibile come le donne, anche quando fanno qualcosa di proposito, fingono poi di non averlo mai voluto fare, Questa è una qualità, perché avere il coraggio di fare qualcosa manca agli uomini, da quanto sono riuscita a capire finora, e allora sì, lo facciamo noi, ma siamo anche generose, perché sappiamo quanto piaccia agli uomini vivere nell’illusione dell’iniziativa, o mi sbaglio? Per quello che mi riguarda, sì. Ne sei sicuro? Beh, sono stato io il primo a parlarti oggi, no? Cosa potevi fare, mi ero seduta davanti a te, mica mi potevi ignorare, ci conosciamo, alla fine non hai iniziato dicendomi “Sai, c’è una cosa che ho sempre voluto dirti: Non so perché, ma mi sconvolgi l’universo ogni volta che ti incontro, perdo delle giornate intere a pensare a te e a stalkerarti su Facebook!”, non dico che avresti dovuto dire questo, è solo un esempio, ma no, mi hai semplicemente chiesto, “Come va”, anche questo con voce appena percettibile, grande coraggio, che dire, congratulazioni!

Aspetta un attimo, Aspetto, Possiamo ritornare al punto di partenza, Certamente, La conversazione ha preso una piega…, Irritante, Concordo, Torniamo al punto di prima, ma ti dico solo che, se non mi ricordo male, proprio prima mi dicevi che hai fatto finta di non accorgerti che ti guardavo, il che vuol dire che anche gli uomini lo fanno, Non è lo stesso, io l’ho ammesso, tu invece mi dici che hai scelto questo posto perché non ce n’erano altri, io credo invece che lo hai scelto apposta, perché volevi pranzare insieme a me. Può essere, disse lei, Allora lo ammetti, Ho detto che può essere, ora ritorniamo al perché non mi hai mai parlato. Torniamo, rispose lui, e ti rivolgo la stessa domanda. Io l’ho chiesto per prima, sei tu che mi devi rispondere, Odio la parola DOVERE, non devo fare un bel nulla, lo faccio se voglio, eccoti la risposta, se non ti ho mai parlato è stato perché non ti ho mai voluto parlare. E perché, Perché non c’era nessun motivo di farlo, Ne sei sicuro, Sinceramente no, Allora come lo puoi sapere, Infatti, non dico di saperlo, dico solo che non ho voluto farlo, Molto bene, ma perché, Non lo so perché, suppongo che per la stessa ragione per cui tu non lo hai mai fatto, Io non ce l’ho una ragione, Bene, allora nemmeno io.

Ora una brezza leggera le stava muovendo i capelli e lui si fermò per un istante ad ammirare lo sventolare di quella dolce bandiera. Lei masticò l’ultimo pezzo di panino, strinse il foglio d’alluminio nella mano e si alzò per andare. Per favore, disse lui quasi sfiorandole un braccio, non lo sfiorò, ma poco mancava, resta ancora un po’, Perché dovrei, disse lei, Non devi, resta solo se vuoi. E lei si sedette. Ti ascolto, disse.

Anzitutto, vogliamo essere onesti con noi stessi? Dico vogliamo, entrambi, e non ho bisogno di una risposta immediata, perché so che tutto questo è teatro, è maschera, non è così come pare, il tuo tono non rispecchia ciò che sei, e soprattutto non nei miei confronti. Mi sono accorto di te e del tuo sguardo da molto tempo, e anche se all’inizio non sapevo cosa farmene di questa attenzione, col tempo mi ci sono abituato ad essa, tant’è che, durante le lezioni, guardavo spesso dove ti sedevi di solito per vedere se c’eri. E c’eri! E ogni volta facevi finta di guardarti intorno per fissare me, e contavo le volte per lezione, a volte il numero era molto alto e mi divertivo, altre volte eri proprio brava a fingere e non me ne accorgevo subito, un giorno hai tirato fuori lo specchio rosa per il trucco dall’astuccio, dove lo tieni sempre, e hai provato a guardarmi come nello specchietto di un’auto, ma poi, temendo che qualcuno intorno ti potesse vedere, o che il riflesso del sole potesse attirarmi l’attenzione, lo hai riposto. Mi sono seduto anche più vicino, incuriosito ormai dalla tua persona, ho guardato l’inclinazione della tua scrittura, verso destra e, avendo letto degli articoli sulla grafologia, mi sono messo a fare delle ipotesi sul tuo carattere. Una scrittura arrotondata ti raccomandava come una persona gentile e dolce, i caratteri legati, senza spazio tra di loro, di larghezza media, insomma, tutto l’opposto rispetto alla mia, ho fatto questa ipotesi in mancanza di altri elementi più concreti. Ho cominciato ad analizzare ogni tuo lato e centimetro, non posso non ammettere di aver fantasticato sulle tue forme, di aver apprezzato le tue dita esili, il colore naturalmente mosso dei tuoi capelli, di essermi chiesto perché non ti facevi crescere le unghie, forse perché troppo sottili, si sarebbero rotte più facilmente, mi sono risposto. La tua eleganza, in ogni caso, l’ho apprezzata non tanto nelle unghie quanto nei vestiti e nei movimenti, silenziosi e precisi, nel tacco che ogni tanto mettevi e che ti stava bene, nel tuo modo di camminare senza muovere le spalle, come se galleggiassi. Ti dico subito che mi sei piaciuta, e che se il tuo sguardo significava un affetto nei miei confronti o, non mi azzardo a tanto, almeno una curiosità, allora sicuramente esso rispecchiava lo stesso in me, eppure…

Eppure, non me ne hai mai parlato, disse lei ora molto più calma, sorridendo amaramente. Ma neanche tu, rispose lui, Questo è vero. Allora vedi? È questa la misura di ciò che significavamo allora l’uno per l’altro: qualcosa, ma non qualcosa di fondamentale. Avremmo trovato in noi il coraggio di parlarne apertamente, se fosse stato così. E lei, Non sempre va così come dici, ora è facile parlare, a conti fatti, lo sappiamo entrambi che è troppo tardi, siamo entrambi, per quanto io sappia, fidanzati. Questo è anche vero, disse lui, eppure continuiamo ad imbarazzarci quando siamo vicini, Ecco, disse lei, giusto per l’appunto, e siccome volevi tanto che io lo ammettessi, oggi mi sono seduta qui di proposito, e ogni volta che cerco di tenerti un posto a lezione vicino a me nella speranza che tu ti ci sieda, lo faccio con un proposito ben chiaro, molto diverso da quello iniziale, che poteva essere quello di tre anni fa. Ad oggi mi sono stancata di sentirmi imbarazzata in tua presenza, voglio superare una volta per tutte il tremolio della voce e delle mani, il rossore in volto, le parole che dico in tua presenza e di cui non sono mai contenta e trattarti come un amico qualsiasi, Certo, è una buona tattica, ma così finirai per conoscermi meglio, ammesso che io voglia abbassare la guardia, Perché non vorresti abbassarla, in fondo, che cos’hai da perdere, Io non ho niente da perdere, disse lui, ma non è neanche giusto guadagnare troppo, Guadagnerai un’amica, Non ti voglio come amica, Perché, Perché so che non sei interessata a me come amica e che il provare ad esserlo è solo una maschera sotto la quale si nascondono intenzioni ben diverse, Ma questo non lo puoi sapere, soprattutto se io ti dico che non è così, Purtroppo, credo che sia solo un modo di convincere te stessa, ma lo sguardo ti tradisce, e lo sguardo è la chiave di tutto, ecco perché lo evito, perché so a cosa può portare, A che cosa mai potrebbe portare, chiese lei alzando la voce, Tranquillizzati, non comportarti come se la cosa non esistesse in sé e per sé senza che io la nominassi, Non lo sto facendo, ma ho la sensazione che tu ti voglia nascondere dietro ad un dito, che vuoi dare la colpa a me e al mio sguardo per tutto. Se ti ero così indifferente, continuò lei, perché ti sei messo ad analizzarmi e perché non concepisci l’amicizia tra noi, Ma non mi eri e non mi sei mai stata indifferente, te l’ho detto e lo ribadisco, Bene, allora ci siamo capiti, In che senso, Che nessuno di noi è indifferente all’altro, Sì, su questo siamo d’accordo, E che vogliamo fare?

La domanda arrivò all’improvviso come una freccia scoccata da un arco invisibile. Si respirò profondamente sia da una parte che dall’altra, le molecole di ossigeno si scambiarono con quelle di anidride carbonica in un attimo, a malapena ce la fecero a salutarsi con una rapida pacca sulla spalla, Buon turno, ragazze, si augurarono in coro, e si dileguarono nell’aria e nel sangue. L’arciere è famoso, ma la freccia ha mancato il bersaglio e si è andata a conficcare in un muro alle spalle dei pranzanti.

Sai, disse lei, ora non c’entra, ma visto che ci piace viaggiare, penso che se ci fossimo parlati quando non eravamo ancora impegnati, forse avremmo viaggiato insieme, Forse in Islanda, completò lui, Ma che Islanda, disse lei, a me piace il mare, ho origini pugliesi, Mica i pugliesi vivono tutti sul litorale, Questo è vero, ma l’unico posto freddo in cui andrei volentieri è Vienna. Mi sarebbe piaciuto andare insieme a Vienna, all’inizio sognavo di andarci lì insieme, E ora, Ora chiaramente no, Puoi sempre andare col tuo ragazzo, Sì, anche se non sarebbe la stessa cosa, Bene, ciascuna persona è diversa, Questo senz’altro, Il tuo ragazzo sembra una brava persona, Lo è, infatti, Anche la mia ragazza, Certamente.

Sai, disse lui, esiste una teoria molto interessate, chiamata del caos, o effetto farfalla. A me ha da sempre affascinato. Dice che da un evento minimo possono nascere grandi uragani. Se lo applichiamo alla vita, un qualsiasi cambiamento di direzione mentre camminiamo, per esempio, potrebbe salvarci la vita o farci morire. Se un tram deve investirci sulle strisce pedonali, qualsiasi ritardo, anche di un millisecondo, potrebbe salvarci la vita. Finora, tutto chiaro, anche se molto tragico, disse lei.

Bene, non tutto dev’essere tragico in questa teoria, ma ora, se ci atteniamo a lei, il fatto che noi due non ci siamo mai parlati tre anni fa e non abbiamo mai esposto i nostri interessi ci ha fatto perdere tutta una serie di eventi che avrebbero potuto cambiare radicalmente le nostre vite. Questi eventi, ora, ce li possiamo solo immaginare, ma chissà come sarebbero stati davvero se noi due ci fossimo messi insieme. Chissà quanti viaggi, e dove, quante feste in famiglia, quanti amici comuni, momenti passati insieme, di cui in questo instante parleremo come di ricordi, Se ci fossimo messi insieme, questo momento non sarebbe esistito, Esattamente, e con questo ti porto al dunque, perché quello che non sono mai riuscito a capire da quando studio questa teoria è se la vita, in un modo o nell’altro, ci prepara le stesse cose a prescindere dalle vie che scegliamo in ogni momento. Se quindi il fatto che dobbiamo morire investiti da un tram si verificherà comunque tra cinque giorni su un’altra strada, se in un modo o nell’altro, saltando certi passaggi, o aggiungendone altri, ci si arriva allo stesso punto. La nostra conversazione di adesso potrebbe essere un punto d’arrivo, di partenza, o niente. Un nodo fondamentale, o senza importanza, come ogni momento della nostra vita, E con questo, Con questo, continuò lui, voglio dire che le scelte che abbiamo fatto ci condizionano, ma non si sa mai, le condizioni potrebbero sempre cambiare, Questo mi sa di codardia, disse lei, sei tu che mi hai detto che non dobbiamo, ma vogliamo, quindi secondo me la cosa è molto più semplice: se lo vogliamo lo facciamo, se non lo vogliamo, non lo facciamo, Sicuramente è anche questo, disse lui, ma quello che hai detto non contraddice la mia teoria, perché se vogliamo fare una scelta ora o più tardi, o se l’avessimo fatta in passato, il risultato generale non cambierebbe, Si perderebbero però degli anni, delle esperienze, Non è detto, potremmo aver fatto la scelta tre anni fa e rimanere insieme per tutta la vita, o farla adesso e separarci dopo un anno, Questo anche non è detto, perché se due persone vanno d’accordo, una volta che si incontrano, non si lasciano, Ma le persone cambiano col tempo, chi sono ora non corrisponde a me del passato e a me del futuro, altrimenti non esisterebbero separazioni, Invece esistono perché le persone che si mettono insieme non sono quelle giuste, Non esistono le persone giuste, esiste solo un’evoluzione continua, con alti e bassi, alla fine vince chi resiste per vedere la fine, Neanche la fine non esiste, Mi sa che, con questo, andiamo un po’ off-topic, Forse sì, comunque mi piace parlare con te, mi piace che non sei superficiale, Forse è questo che ti attrae in me, Probabilmente sì, alla fine non sei eccezionalmente bello anche se ti vesti bene, Lo so, Poi sei molto magro, niente muscoli, Ho capito, non sono chissà cosa, non infieriamo, Poi hai la testa troppo grande rispetto al resto del corpo, Va bene, penso molto, Sei vanitoso, È una domanda, Non lo so, chi ci scrive ha un modo strano di segnalare il cambio di battuta, Non ci scrive nessuno, Ne sei sicuro, Sì, sta tutto nell’intonazione, e la tua non era chiara, Allora non era una domanda, Bene, hai ragione, lo sono, Vedi, questo ti impedisce di socializzare, È una critica? No, è ciò che penso, Allora sappi che non socializzo perché non mi va di socializzare, la cosa che odio di più è parlare di futilità, la reputo una perdita di tempo, Dovrai pur parlare di futilità qualche volta, Certo, ma se lo faccio per troppo tempo, senza dare spazio a nessuna riflessione che vada oltre un commento generale su quello che facciamo ogni giorno, mi sento di aver sprecato tempo, E ora, Bene, ora direi che siamo a un buon punto, ma già da prima lo eravamo, Da prima da quando, Da prima, da quando mi guardavi, Meglio da quando ci guardavamo, Io non userei nemmeno l’imperfetto, tanto lo stiamo ancora facendo, Giusto, ma perché, Perché lo facciamo, No, perché lo sguardo toccherebbe la profondità, Questo perché niente è più profondo di uno sguardo profondo, Neanche un “ti amo”, Neanche, perché il “ti amo” detto con uno sguardo profondo è il più profondo mentre l’altro è solo abituale, Basta ripetere “profondo”, è diventato ridondante, Mi dispiace, Anche a me, profondamente! Sorrisero.

Non era rimasto nient’altro da aggiungere. Il vento muoveva il nylon del cestino vicino a loro. Lei vi butto dentro la sfera di carta stagnola e centrò in pieno. Mentre ritirava nello zaino le ciotole e le scatole, lui le fece l’applauso. Una farfalla bianca volò tra di loro e si posò sulla panchina. Si alzarono entrambi e si strinsero la mano. Era la prima volta che si toccavano.

03.03.2019

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